Storia e storie della Grande Guerra

Un libro dalla gestazione sofferta ma finalmente giunto a conclusione: Storia e storie della Grande Guerra Istituzioni, società, immaginario dalla Nazione alla Terra d’Otranto, a cura di Mario Spedicato e Paolo Vincenti, Novoli, Argomenti Edizioni, 2020.

 

Il volume infatti raccoglie solo alcuni dei contributi delle numerose iniziative culturali organizzate dalla Società di Storia Patria di Lecce sulla Grande Guerra, a partire da quella celebrata ad Oria nel dicembre del 2014, con due appendici seminariali svolte nella pri­mavera del 2016 e nell’inverno 2018, in collaborazione con l’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano di Brindisi.

 

A questi, si sono aggiunti alcuni saggi scritti appositamente per il libro. Essi sono divisi in alcune aree tematiche, e precisamente:

La crisi del liberalismo prima e dopo la Grande Guerra, con saggi di Flavio Silvestrini e Maria Sofia Corciulo, I dinamismi della società, con saggi di Luigi Montonato, Fiorenza Taricone e Paolo Vincenti, Gli specchi della memoria. Pubblico e privato nella narrazione della Grande Guerra, con saggi di Paolo Vincenti, Anna Maria Andriani, Pasquale Guaragnella, Francesco Carone, Paolo Vincenti, Maria Antonietta Bondanese, Federico Carlino.

 

Il volume, voluto dalla Società di Storia Patria per la Puglia sezione di Lecce e dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano di Brindisi, reca una bellissima copertina, con la realizzazione grafica di Argomenti Edizioni, ed è realizzato grazie al contributo di Uniformazione e Nova Liberars.

 

Il libro sarà presentato il 29 settembre 2020, alle 18.30, presso l’Antico Seminario del Duomo di Lecce. Dopo i Saluti dell’editore Antonio Soleti, di Attilio Pisanò in rappresentanza del Rettore dell’Università del Salento, e di Emmanuela Rucco, presidente dell’associazione Nova Liberars, coordinati da Mario Spedicato, Presidente della Società di Storia Patria di Lecce e curatore del libro, interverranno Giancarlo Vallone (Università del Salento), Giuliana Iurlano (Università del Salento) e Salvatore Coppola (Società Storia Patria per la Puglia). Concluderà Paolo Vincenti (Società Storia Patria per la Puglia), curatore del libro.

 

Si allegano la Prefazione del volume, a firma di Mario Spedicato, e l’Indice.

 

Fonte notizia: Paolo Vincenti 

Prefazione

Tra le numerose iniziative culturali organizzate dalla Società di Storia Patria di Lecce sulla Grande Guerra, quella celebrata ad Oria nel dicembre del 2014 (con due appendici seminariali svolte nella pri­mavera del 2016 e nell’inverno 2018), in collaborazione con l’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano di Brindisi, ha perso per ragioni squisitamente economiche il passo, allontanando nel tempo un sicuro approdo editoriale. La mancata tempestività nel pubblicare gli Atti del Convegno ha finito per ridimensionare il primitivo progetto, in seguito anche al ritiro da parte di alcuni autorevoli studiosi dei loro saggi, per collocarli in altre miscellanee e riviste di settore. Hanno resistito in po­chi e noi ci sentiamo in dovere di ringraziarli pubblicamente non solo per la fiducia riposta, ma anche perché ci permettono, pur a distanza di tempo, di onorare un impegno che a noi stessi era sembrato proibitivo fino a pochi mesi addietro. Certo non possiamo nascondere il nostro disappunto nell’aver perso per strada contributi di indubitabile valore scientifico, che avrebbero assicurato la confezione di un volume più ricco a livello tematico ed anche più robusto a livello metodologico ma, dovendo fare i conti con la realtà, ci riteniamo fortunati se siamo finalmente riusciti a chiudere, sebbene quasi dimezzata, un’operazione editoriale che ha segnato una tappa importante del nostro programma di ricerca sul giolittismo e sulla Prima Guerra Mondiale in Terra d’Otranto.

L’impostazione rappresenta la principale novità metodologica pro­posta da questo volume. Sono ormai maturi i tempi perché la più attrez­zata ricerca sul territorio ripercorra la Grande Guerra non solo scavando negli strati più profondi del tessuto sociale – come la ricorrenza del Centenario ha dimostrato – ma anche dilatandone i confini temporali. Il progressivo esautoramento del significato e dei poteri del Parlamento, la ristrutturazione del rapporti centro-periferie, la partecipazione po­polare ai grandi eventi (sia pure in forme grezze e poco consapevoli), il protagonismo femminile (tanto delle donne intellettuali quanto delle illetterate), l’incredibile produzione memorialistica e simbolica, popo­lare e non, sono processi che la storiografia ha da tempo collocato in un quadro di medio-lunga durata che gli anni ’15-18 rendono più visibile.

 

Pur con i limiti prima segnalati, il volume ha cercato di declinare, con qualche inevitabile pausa e immancabile vuoto, la crisi del liberali­smo in Italia e le sue ricadute in periferia, prima e dopo la Grande Guer­ra. Flavio Silvestrini e Maria Sofia Corciulo hanno concentrato l’at­tenzione e l’analisi sul ruolo esercitato dal parlamento italiano durante la guerra, il primo legandolo alla crisi del giolittismo e la seconda al progressivo impoverimento del dibattito nella più rappresentativa isti­tuzione nazionale in virtù dei pieni poteri concessi al governo Salandra. Silvestrini si mostra convinto che l’autunno del giolittismo inizi proprio con l’entrata in guerra dell’Italia, una decisione combattuta nelle aule parlamentari, ma sostenuta fuori con veemenza ed anche con violenza in modo particolare da opinion leader come Gabriele d’Annunzio. Dal­la vittoria degli interventisti il Giolitti non riuscirà più a riprendersi e a dettare l’agenda politica, neppure dopo la disfatta di Caporetto, seb­bene ottenga la destituzione di Cadorna, e il vittorioso epilogo bellico, quando la sua debolezza parlamentare risulterà ancora più evidente, accelerando l’avvento del fascismo. Da parte sua, Corciulo rilegge la disfatta di Caporetto dell’autunno 1917 per soffermarsi sulla nascita e sui compiti del Comitato Segreto, costituito non solo per colmare le deficienze di politica estera, ma anche per dare un valido supporto all’a­zione militare, in grave difficoltà. Non è un caso se dopo la sua attiva­zione anche la tattica militare viene radicalmente mutata, migliorato il vitto ai soldati e ridotte le fucilazioni per i disertori e gli indisciplinati. I risultati non tardano ad arrivare con la ripresa delle ostilità su tutto il fronte e l’avanzata lenta ma progressiva delle truppe italiane.

Su un altro versante si snodano i contributi di Fiorenza Taricone, Paolo Vincenti e Luigi Montonato. Taricone propone una sorta di bio­grafia di Teresa Labriola, figlia del noto filosofo Antonio, considerata una delle teoriche del femminismo italiano. Ricorda che fu necessaria una guerra mondiale perché le donne potessero accedere a tutte le pro­fessioni e che Teresa Labriola fu favorevole all’interventismo femmi­nile italiano. Il suo percorso esistenziale-culturale è caratterizzato da scelte non in linea con quelle del padre, convertendosi al nazionalismo e mostrandosi fermamente convinta che le donne costituissero una mo­bilitazione civile indispensabile per la guerra stessa. Su questo crinale, fin troppo ideologizzato, finisce per smarrirsi, arrivando a sostenere il fascismo e rimanendo risucchiata negli ingranaggi della propaganda del regime mussoliniano. Paolo Vincenti, invece, declina in maniera diversa l’emancipazione femminile, ampliandone i confini, che si ma­nifesta durante il conflitto bellico. L’universo femminile che ne esce fuori dall’autore viene definito “prismatico”, abbracciando non solo i settori tradizionali, ma anche quelli dell’assistenza e del maternage. Le ricadute nel Salento appaiono abbastanza evidenti soprattutto in alcu­ni settori, ricordando il ruolo delle crocerossine e delle dame di carità nell’assicurare sostegno ai soldati feriti e mutilati o anche agli orfani e alle vedove di guerra. Non trascura di sottolineare che l’allargamento degli spazi lavorativi concessi alle donne si rivela un’arma a doppio taglio per lo sfruttamento e per la riduzione del salario che comportava. Da qui l’esplosione del conflitto sociale, che vede manifestazioni di ribellione in molti comuni del Salento (già ricostruite in studi pregressi da Salvatore Coppola) duramente contrastate dal potere politico, che porta inevitabilmente alla loro progressiva emarginazione, spegnendo voci che altrimenti avrebbero potuto far nascere e crescere una coscien­za di classe molto temuta.

Luigi Montonato si ritaglia una ricerca che si intreccia con l’evento bellico, andando anche oltre, e che riguarda l’epidemia (denominata impropriamente la spagnola) che colpisce l’Italia e tutto il mondo tra il 1918 e il 1919, che fece più morti della stessa guerra mondiale. La fonte di cui si serve l’autore per ricostruire la pandemia è la stampa dell’epo­ca, che fornisce però notizie con estrema cautela per non demoralizzare le truppe impegnate sul fronte di guerra. Lo stesso governo, che pure è chiamato a porre rimedio alla gravissima emergenza sanitaria, si guarda bene dall’allarmare la popolazione sia delle città sia delle campagne. Si verifica, mutatis mutandis, quello che avviene storicamente in tutti gli eventi di questo genere, ovvero raccomandare il distanziamento, quan­do non l’isolamento, e con esso, in mancanza di terapie efficaci, l’igiene personale e quella comunitaria.

La seconda parte del volume ospita interventi non direttamente ri­conducibili alla dimensione politica stricto sensu, ma che hanno una loro precisa identità sia quando mirano a confezionare piccoli medaglioni di personaggi impegnati sul fronte bellico sia anche quando vanno oltre per scavare più in fondo nella memoria collettiva. Federico Carlino, nel suo breve saggio, ripercorre la storia di Umberto Colamussi, «uno degli innumerevoli eroi che hanno sacrificato la loro giovane vita per la Patria». Gli elementi biografici prodotti restano essenziali, ma ben cu­rati per disseppellire il personaggio dall’anonimato, solo tardivamente recuperato tra i Caduti del monumento del Maccagnani in Piazza Italia a Lecce. Più articolata invece si presenta la biografia proposta da Paolo Vincenti sul soldato ruffanese Rocco Gnoni, vittima di una fucilazione sommaria. I soldati uccisi per insubordinazione, resistenza agli ordini e diserzione è rimasta una pagina della Grande Guerra ancora in gran parte da scrivere. Su di loro è calato l’oblio troppo presto. L’autore cerca in questo saggio di riportare l’attenzione su un fenomeno «non proprio edificante» attraverso la ricostruzione di un caso, dentro però un contesto più ampio di riferimenti per spiegare l’assurdità in tempo di guerra di provvedimenti arbitrari e spesso incomprensibili. Al Vincenti interessa riscattare un semplice uomo di campagna, divenuto soldato forse a sua insaputa, da un giudizio negativo, riabilitandolo e riposizio­nandolo con onore nell’Albo d’oro dei Caduti.

Una segnalazione a parte meritano i restanti contributi. Il saggio di Anna Maria Andriani è fortemente innovativo per la storia di vita vis­suta che ricostruisce. Si tratta dei racconti dei “ricordi” dei reduci della Grande Guerra narrata dai figli ai nipoti, valorizzando in maniera mi­rata le più aggiornate metodiche della oral history. Racconti di gente comune, per lo più illetterata, che colpiscono per la modestia dei mezzi espressivi e per l’efficacia delle loro “narrazioni”. Una tipologia nuova, attraverso la quale la Grande Guerra entra nel vissuto domestico e si perpetua nel tempo. La sua ambientazione non a caso avviene nella sta­gione dell’inverno, quando la famiglia si riunisce intorno al caminetto ed in cui emerge il protagonismo di coloro che hanno già ascoltato que­sti racconti, assumendo la funzione di “narratori”. L’autrice argomenta con convinzione che il racconto dei reduci è una fonte da recuperare in sede di ricerca storica, non solo per le conoscenze inedite che può offrire, ma anche per la riscoperta sul piano letterario del ricordo, che può segnare una rivincita dei “dimenticati”, di tutti quelli che per diver­se ragioni non sono entrati ufficialmente negli archivi e nei libri sulla Grande Guerra.

Sul tema del racconto si snoda anche il saggio di Pasquale Guaragnella, che prende a pretesto le “Novelle” dello scrittore siciliano Fe­derico De Roberto per illustrare la Grande Guerra da diversi angoli di lettura. Sono affreschi che vanno dalla incantevole descrizione paesag­gistica dei teatri del conflitto vissuti dai protagonisti nella doppia mo­dalità della presenza-assenza, all’esperienza umana del soldato Valastro che, nonostante l’imperversare delle granate, si illude di essere al suo paese con i suoi cari prima di essere colpito a morte. Il corpo del soldato è ridotto a brandelli, irriconoscibile, creando una sorta di separazione corpo-nome, uno dei tanti esempi che a conflitto concluso darà l’avvio alla monumentalizzazione del “milite ignoto”. Non sarà tuttavia ignoto il protagonista di un’altra novella del De Roberto, “La paura”, che, sulla scia delle altre, si configura come una dura denuncia degli orrori della guerra. Il soldato Morana, famoso per i suoi atti di coraggio, è colto dal­la paura e rifiuta di obbedire al tenente Alfani, dopo che ha visto morire cinque suoi compagni. Nonostante questo rifiuto comporti di morire di fronte ad un plotone di esecuzione, egli sceglie una terza via, quella del suicidio. L’uomo è solo e abbandonato, senza patria, senza familiari, senza regole. Un triste epilogo, che però non trova lettori (la novella non sarà divulgata) per non incrinare lo spirito patriottico.

Anche il saggio di Francesco Carone punta a sviluppare il racconto sulla Grande Guerra, scegliendo come fonte i quaderni scolastici e la stampa popolare. Attraverso la scuola vengono veicolati modelli educa­tivi per suscitare emulazione e ammirazione per i soldati al fronte. Le immagini di Achille Beltrame per la “Domenica del Corriere” sono uti­lizzati per illustrare il conflitto tra i banchi scolastici, che lo storico oggi utilizza come “luoghi della memoria”. L’autore offre alcune immagini desunte dall’archivio privato Monaco-Filotico di Oria, tese ad infonde­re i valori dell’eroismo e del dovere alle giovani generazioni. La difesa della patria resta l’obiettivo più importante che spiega la necessità della guerra, una guerra che trasforma un esercito di contadini in un esercito di italiani, che attraverso i quaderni scolastici consente di sviluppare un nuovo senso di appartenenza, educando i giovani ad una nuova cittadi­nanza, molto più attiva e responsabile.

Gli ultimi due saggi, di Paolo Vincenti e di Maria Antonietta Bon­danese, riprendono il tema dei Caduti in guerra con diverse prospettive. Vincenti si appoggia alla monumentalistica bellica nata per elaborare il lutto e per commemorare i tanti eroi, segnalando Ossari e Sacrari, Viali e Parchi della rimembranza e moltissimi monumenti (oltre 12.000) nel­le piazze dei comuni italiani, accanto a quella più famosa di Roma del Milite Ignoto. Dentro questo quadro si colloca il fermento patriottico durante il fascismo con le ricadute in Terra d’Otranto, dove vari artisti si impegnano a lasciare traccia. Tra questi, il ruffanese, ma fiorentino di adozione, Antonio Bortone che realizza opere sul tema a Parabita, Ruffano, Tuglie, Calimera, oltre a busti e targhe sparsi in tutta la pro­vincia di Lecce. Da parte sua, la Bondanese si sofferma su Supersano, ricostruendo il toccante gesto di undici soldati che, raccolta una som­ma di denaro, la inviarono al parroco del paese “per funzioni sacre” in onore di San Michele Arcangelo patrono del piccolo centro salentino. Dell’iniziativa e della lettera di accompagnamento resta memoria nel­la comunità, esperienza vissuta come esempio di una religiosità umi­le espressa da uomini travolti dalla bufera della storia che cercarono scampo nella fede.

Fin qui, in estrema sintesi, i contenuti del volume. Non mancano gli spunti e le sollecitazioni per ulteriori approfondimenti perché la Grande Guerra possa continuare ad essere studiata (soprattutto nelle sue rica­dute periferiche) in un clima diverso da quello (un po’ forzato e spesso improvvisato) delle commemorazioni del centenario. Assicurare solide prospettive alla ricerca di settore è il migliore auspicio che possiamo fare con questa operazione editoriale.

 

Lecce, Università degli Studi, maggio 2020

 

Mario Spedicato

Presidente della Società di Storia Patria di Lecce

 

INDICE

 

Mario Spedicato

Prefazione

 

La crisi del liberalismo prima e dopo la Grande Guerra

Flavio Silvestrini

Parlamento di guerra e antiparlamentarismo:

l’autunno del giolittismo tra crisi istituzionale e

controversie ideologiche

Maria Sofia Corciulo

Il Comitato segreto della Camera dei Deputati (13-18 dicembre 1917)

 

I dinamismi della società

Luigi Montonato

Spagnuola, l’epidemia del 1918 uccise più della Grande

Guerra. Ricerca sulla stampa dell’epoca.

Fiorenza Taricone

Teresa Labriola e l’interventismo italiano.

Paolo Vincenti

Luci ed ombre nella partecipazione delle donne salentine

alla Prima Guerra Mondiale

 


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